Home Notizie Cultura Anassilaos: IV Centenario "Sidereus Nuncius"


02-03-2010 11:08 - Anassilaos: IV Centenario "Sidereus Nuncius"

Con un omaggio a Galileo Galilei che si terrà oggi alle ore 18,00 presso la Chiesa di San Giorgio al Corso, relatrice la Prof.ssa Francesca Neri, l’Associazione Culturale Anassilaos celebra il IV centenario della pubblicazione del Sidereus Nuncius dello scienziato toscano. L’opera,  destinata a modificare il pensiero astronomico e cosmologico di matrice aristotelica e tolemaica fino a quel momento dominante, viene pubblicata il 12 marzo del 1610 a Venezia, in appena 550 copie. “Astronomicus nuncius”, comincia  l’opera dedicata a Cosimo II Granduca di Toscana, “continens atque declarans observationes recens habitas novi perspicilli beneficio in lunæ facie, lacteo circulo stellisque nebulosis, innumeris fixis, necnon in quatuor planetis medicea sidera nuncupatis, nunquam conspectis adhuc” (Annunzio astronomico che contiene e spiega le osservazioni recentemente condotte con l’ausilio di un nuovo cannocchiale sulla faccia della luna, sulla via lattea e sulle stelle nebulose, su numerose stelle fisse e su quattro pianeti, detti astri medicei, giammai finora veduti). Scritta in latino, la lingua della scienza del tempo, il “Sidereus nuncius” raccoglie una serie di importanti osservazioni e scoperte che lo stesso Galilei aveva effettuato negli ultimi sei mesi del 1609 grazie alla realizzazione, sempre più perfezionata, del suo cannocchiale con il quale gli fu possibile osservare il cielo conosciuto fin ad allora attraverso osservazioni ad occhio nudo. Puntato verso la luna il cannocchiale  rivelò le rugosità della superficie dell’astro, crateri e montagne,  ritenuta, prima di tali osservazioni, completamente liscia e composta di materia celeste incorruttibile. Poi, grazie all’osservazione delle luci e delle ombre proiettate dalla Terra sulla Luna, Galilei intuì  il movimento relativo fra i due corpi celesti. Scoprì che la Via Lattea, era  un enorme ammasso di stelle e corpi celesti. Osservando  Giove ne scoprì i quattro satelliti naturali (Io, Europa, Ganimede e Callisto), battezzati prima "pianeti cosmici" e poi "pianeti medicei", e stabilì che Giove era un pianeta simile alla Terra. L’opera ebbe un’eco vastissima in tutta la comunità scientifica e diede allo scienziato una grande notorietà procurandogli anche i primi grossi problemi  con il Sant’Uffizio sostenitore delle tesi geocentriche laddove invece  Galileo era sostenitore della  teoria eliocentrica di Copernico. 





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