“I risultati dell’operazione ‘Califfo’ condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria per un verso indeboliscono un clan potente e pericoloso come quello dei Pesce di Rosarno. Ma per l’altro, e mi riferisco al triste esito della vicenda di Maria Concetta Cacciola, ci fanno provare una profonda amarezza e impongono una riflessione. Non ci si può accontentare di una parte della verità, quella più immediata, che vede genitori privi di scrupoli sacrificare la vita della figlia sull’altare di un presunto ‘onore’ mafioso”. E’ quanto afferma l’on. Maria Grazia Laganà Fortugno, che aggiunge: “E’ necessario andare oltre e capire cosa non funziona nel sistema della tutela dei testimoni di giustizia. Perché se Maria Concetta Cacciola è stata indotta a tornare a casa, per il pensiero dei suoi figli che erano rimasti a Rosarno, e così condizionata e vessata fino al suicidio, evidentemente le tutele che l’ordinamento riconosce a chi intraprende il difficile percorso di collaborazione con lo Stato sono insufficienti e inadeguate”.