Operazione Free Village 2: replica dopo sentenza primo grado

28-06-2012 00:00

 

Sulla base del diritto di replica di cui sono titolare, desidero aggiornare le informazioni contenute in

articoli di stampa, riguardanti la c.d. „Operazione Free Village 2“ circa il Villaggio Sant’Andrea in

Sant’Andrea Apostolo dello Ionio (CZ), incluse le  informazioni  riguardanti  le  vicende  processuali

connesse.

La sentenza n. 85/12 del 27/06/2012 del Tribunale di Catanzaro, conclusiva del rito abbreviato scelto

da alcuni imputati, è stata ben chiara nell’accertare tre ordini di questioni.

1) Innanzitutto, Mario Mongiardo, ovvero il principale imputato del procedimento in questione, non  è

stato condannato per associazione di stampo mafioso di cui all’art. 416 bis  c.p, benché i reati a lui

ascritti siano stati giudicati esser eseguiti mediante il c.d. metodo mafioso che, per completezza

espositiva, costituisce una mera aggravante e non già un reato autonomo. Da tale accertamento deriva

direttamente il fatto che, nel merito, sia il processo già concluso in rito abbreviato che quello ordinario

ancora in corso nei miei confronti non hanno nulla a che vedere con fatti di ‘ndrangheta. Infatti, più

precisamente, se lo stesso Mongiardo non è stato accertato essere mafioso – ma solo soggetto agente

con un metodo mafioso  –  non  è  possibile  che  le  persone estranee allo stesso contesto locale di

Mongiardo, e a vario titolo sue conoscenti, possano anche essersi avvalse di tale metodo mafioso, in

quanto il collegamento con l’ambiente locale non sussiste affatto; e tale collegamento con l’ambiente

locale sarebbe elemento essenziale per determinare l’aggravante delittuosa nei confronti dei

coimputati, inclusa me. Quindi niente “mafia”, “’ndrangheta”, “cosca”, “Gallace”, simili.

2) Inoltre, con riferimento specifico alla riunione condominiale, la sentenza conclusiva del rito

abbreviato sopra descritta recita all’interno delle motivazioni: „Di tale episodio risultano diverse

versioni. Di cui una, più drammatica veniva resa da Calabretta Luigi, Sainato Pietro e da

Raffaele Parrotta, i quali peraltro, riferivano circostanze apprese dal Santo Daniele, vittima e

diretto testimone della vicenda. L’altra quella del Santo, da considerarsi più attendibile, proprio

perché resa da uno dei protagonisti dei fatti di cui si tratta.“

Quindi, come si evince dalla sentenza, l’unico testimone  oculare  considerato  oggettivamente  e

soggettivamentre credibile, che ha vissuto gli episodi personalmente, è l’ex direttore pro tempore del

Villaggio Sant’Andrea, il Sig. Santo Daniele.

Gli altri tre soggetti sopra citati, ovvero i Sig.ri Sainato Pietro, Calabretta Luigi e Perrotta Raffaele, i

quali avevano in origine dichiarato in questura in ordine ai fatti “de relato”(ovvero „per sentito dire“),

rappresentano peraltro tre testimoni chiave del processo nei miei confronti. Sono proprio le

dichiarazioni dei tre citati testi che hanno depistato e sviato la Procura, financo indurla al mio arresto e

non quelle del Sig. Santo Daniele ritenuto dai Giudici l´unico testimone attendibile.

Lo stesso, del resto, durante l’udienza pubblica del 2/12/2011 del procedimento a mio carico, ha

dichiarato:

A) di non aver affatto subìto, né da me né da nessun altro partecipante ai fatti contestati, pressioni per

la nomina di un nuovo amministratore;  B)  di  non esser stato obbligato a partecipare alla riunione

contestata; C) che nessuno dei quattro presenti aveva citato un nome da votare.

Il narrato dal Santo Daniele rispecchia esattamente e dettagliatamente quanto da me dichiarato

precedentemente.

Sostanzialmente, il Santo Daniele ha dissociato il mio nome a tutte le ipotesi  di  illiceità  in

contestazione nei miei confronti.

3) La terza questione decisamente importante riguarda il capo d’accusa n. 15 del già concluso

procedimento in rito abbreviato, il quale ha ad oggetto la presunta tentata estorsione nei confronti della

Società Iperclub, con la finalità di inserire una mia ipotizzata collaborazione nel turismo estero.

Sul citato capo d´accusa la sentenza 85/12  chiarisce: “il fatto, per come sarebbe emerso dalle

dichiarazioni del Santo e del documento citato, non appare raggiungere la soglia del tentativo di

estorsione. In quanto prescindendo da ogni altra considerazione non erano configurate le forme

di collaborazione che si sarebbero dovuto instaurare. Trattasi di un approccio di tipo ommerciale ancora troppo generico e indefinito per rappresentare un chiaro disegno

criminoso”.  Di conseguenza, non emerge alcun fatto delittuoso o latu sensu illecito.

L´accusa  di cui al capo n° 15 è da ritenersi decaduta per tutti gli imputati.

Nella sentenza ci sono ancora molti punti che non sono stati approfonditi, perché, come si evince

chiaramente, la Procura è stata confusa dalle dichiarazioni di persone che, lungi dall’essere testimoni

veri e propri, parlavano solo ed esclusivamente „per sentito dire“. O, almeno, questo è dato a

presumere (e credere) a chi è in buona fede. I punti che mi riguardano, che non sono ancora del tutto

chiari nella sentenza n° 85/12, emergeranno nelprocesso ordinario in corso.

Tuttavia, ciò non toglie che tutto quanto contenuto ai punti 1), 2), 3) della presente devono essere ben

chiari al pubblico, in virtù dell’avvenuto mutamento delle notizie emerse nelle sedi giudiziarie.

Per tutto il resto delle informazioni e degli accertamenti specifici nei miei confronti bisognerà

aspettare il prosieguo del processo ordinario in corso e, con piena fiducia nella Giustizia, si auspica

che la verità emerga senza dubbio alcuno.

Erminia Loreni

 




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