Anno giudiziario Reggio. Reati di mafia aumentati del 21 per cento

28-01-2012 15:44

I reati di mafia nel distretto giudiziario di Reggio Calabria destano sempre maggiore preoccupazione anche in considerazione del fatto che nell'ultimo anno sono aumentati del 21%. Il dato è emerso dalla relazione del Presidente della Corte d'appello, Bruno Finocchiaro, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. "Devono considerarsi assolutamente significativi - ha detto Finocchiaro - i risultati conseguiti dalle Procure se si tiene conto che il numero dei procedimenti scritti nell'anno in esame per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso è aumentato del 21% in una terra dove l'indice di densità criminale è stato stimato al 27% della popolazione, a fronte del 12% in Campania, del 10% in Sicilia e del 2% in Puglia. Tutto ciò ha portato il locale Tribunale a gestire attualmente beni sotto sequestro per un valore complessivo di un miliardo e 400 milioni di euro con le enormi difficoltà bene immaginabili collegate a detta gestione ed alla insufficienza di organico dell'ufficio Gip/Gup". "Proprio a tutela dei diritti dei cittadini - ha aggiunto - contro la mafia gli organi requirenti reggini hanno cominciato ad adottare strategie sempre più diversificate volte all'individuazione ed eliminazione anche della cosiddetta zona grigia costituita da esponenti della politica, delle istituzioni e dell'imprenditoria grazie alla cui attività e collaborazione le varie cosche mafiose sono riuscite spesso ad avere l'impunità e ad inserirsi gradualmente nei gangli vitali della società civile". Finocchiaro ha poi espresso "apprezzamento rispetto alle priorità - il carcere, la revisione della geografia giudiziaria e, soprattutto, il processo civile - illustrate recentemente in Commissione Giustizia alla Camera dall'attuale ministro della Giustizia". Critiche, invece, il presidente della Corte d'appello ha espresso nei confronti del "processo breve, con il quale si sono fissati dei termini abbastanza ristretti per la definizione dei giudizi senza mettere però i magistrati in condizione di rispettarli, il cui esame è attualmente sospeso. La prescrizione, sia breve che ordinaria, è sempre una sconfitta dello Stato e accorciare i tempi di definizione dei processi non fa altro che aumentare le sconfitte mentre i cittadini, a gran voce, reclamano sempre più giustizia, maggiore sicurezza sociale nell'applicazione del principio della certezza della pena". Un'ulteriore sottolineatura il presidente Finocchiaro l'ha dedicata al tema delle intercettazioni: "é un problema su cui vi sono state e continuano ad esservi posizioni assolutamente contrastanti. Si tratta di una tematica talmente delicata che, a prescindere dagli enormi ed ingiustificabili costi di gestione richiede necessariamente una normativa che sia ampiamente condivisa e che trovi anche un giusto contemperamento tra il diritto di cronaca e il diritto alla privacy, entrambi garantiti e riconosciuti dalla nostra Costituzione. Va escluso, comunque, che la soluzione possa individuarsi nella semplice riduzione drastica di tale mezzo di indagine solo per alcune tipologie di reato dal momento che una siffatta limitazione si tradurrebbe, difatti, in un indiscusso regalo per la criminalità comune e organizzata". Finocchiaro inoltre ha posto in evidenza, relativamente alla situazione nel distretto giudiziario di Reggio Calabria, "la scarsità del personale amministrativo che colpisce indistintamente tutti gli uffici del distretto, gli uffici dei giudici di pace e la stessa Corte d'appello". Durante la cerimonia è intervenuto il Procuratore generale, Salvatore Di Landro, il quale ha evidenziato che "non ci possiamo nascondere che nonostante il progresso della scienza, nel nostro Paese purtroppo si è accentuata una gravissima crisi di ideali e di principi, a tutti i livelli. Si rischia un clima avvelenato di sospetti, foriero di manovre occulte sottese ad inquinare la vita in una sottile, talvolta scientifica opera denigratoria in attuazione del malevolo intento di diffamare, di ridimensionare quanti vedono nella giustizia e non nella carriere tout court l'obiettivo primario di ogni loro azione. Questa è la crisi dei valori che attanaglia soprattutto le nuove generazioni". Il Procuratore della Repubblica, Giuseppe Pignatone, ha incentrato il suo intervento sul fenomeno del contrasto della criminalità organizzata. "E' proprio dalla presenza massiccia - ha detto - anche in termini numerici che non trovano riscontro nelle altre organizzazioni mafiose operanti in Italia, quasi in ogni città o singolo paese della provincia di Reggio Calabria la 'ndrangheta trae la base prima della sua forza, sia in termini di potenza militare ed economica, sia in termini di radicamento e consenso sociale. Basti pensare che dalle indagini in corso e' risultato che in cittadine di 10-15 mila abitanti vi sono 3-400 affiliati ai locali di 'ndrangheta, numero che probabilmente oggi si raggiunge con difficolta' in una città come Palermo".




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