'Ndrangheta: da arresto Condello scoperta mappa cosche

23-06-2010 12:03

Gli arresti eseguiti stamani dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria nei confronti di affiliati alle cosche di Reggio Calabria, scaturiscono dalle indagini del Ros che gia' nel 2006 avevano portato all'arresto di 34 persone, colpendo, in particolare il circuito di riferimento dell'allora latitante Pasquale Condello, il "supremo", arrestato dai carabinieri nel febbraio 2008.    La ricerca e l'arresto del latitante, oltre a decapitare la 'ndrangheta reggina, ha consentito di acquisire ulteriori elementi di estremo interesse sull'intera organizzazione mafiosa.    Le indagini, infatti, erano state estese a tutta l'associazione, ricostruendo il riassetto degli equilibri criminali a Reggio Calabria e le rinnovate sinergie criminali tra le cosche Condello e De Stefano Libri, un tempo contrapposte in una sanguinosa guerra. Le indagini hanno così portato alla scoperta della costituzione di un organismo decisionale unificato, al vertice del quale era stato posto Pasquale Condello per il ruolo apicale riconosciutogli dall'intera 'ndrangheta calabrese, coadiuvato da Giuseppe De Stefano e da altri affiliati di rango che assicurava il perseguimento di obiettivi illeciti condivisi. Tra i vertici c'era anche Pasquale Libri, fratello di Domenico che è detenuto, incaricato di assicurare il rispetto delle regole mafiose concordate tra gli opposti schieramenti al termine della seconda guerra di mafia e la ripartizione dei proventi tra i diversi locali del capoluogo.    Le indagini, oltre ad evidenziare il sostanziale recupero degli equilibri antecedenti all'omicidio di Paolo De Stefano, ha permesso di accertare l'acquisizione, diretta o per interposta persona, di imprese attive in diversi settori economici, quali l'edilizia, la ristorazione, gli stabilimenti balneari e centri sportivi; la capillare pressione estorsiva esercitata su imprenditori e commercianti nell'area del capoluogo; la capacità di condizionare il libero esercizio del voto in occasione delle recenti consultazioni elettorali comunali; l'ingente disponibilità di armi ed esplosivi.    Oltre alla nota influenza nella zona del centro di Reggio della cosca Tegano, le indagini hanno confermato l'inserimento nelle dinamiche criminali del capoluogo, della cosca Alvaro di Sinopoli, il cui ruolo di spicco era emerso sin dai tempi della mediazione svolta dal patriarca Domenico Alvaro, di 86 anni, nell'ambito della seconda guerra di mafia. Tra gli arrestati figura infatti Cosimo Alvaro, figlio di Domenico, coinvolto, secondo l'accusa, in diverse attività estorsive, di trasferimento fraudolento di valori e di turbata libertà degli incanti. Tra gli arrestati compaiono anche diversi esponenti di spicco di altri locali del capoluogo e della provincia, quali i Rugolino di Reggio Calabria, i Buda-Imerti di Villa San Giovanni, gli Italiano di Delianuova, gli Zito-Bertuca di Fiumara di Muro ed i Creazzo di Scilla.    Sul versante patrimoniale, gli accertamenti hanno portato ad individuare i cospicui beni intestati a prestanome, ma nella disponibilità di esponenti delle cosche.    In particolare, sono state sequestrate 18 imprese attive nei settori dell'edilizia e della ristorazione, stabilimenti balneari e centri sportivi, 26 appezzamenti di terreno, 22 appartamenti, 12 unità immobiliari a uso commerciale situati a Reggio e provincia, nonché 26 autovetture, anche di lusso e 6 motocicli, per un valore complessivo di oltre 100 milioni di euro.    L'assoluta rilevanza dell'intervento, sostengono i carabinieri, "dopo l'arresto dei maggiori latitanti del reggino sistematicamente perseguito dai Carabinieri, inciderà ulteriormente sugli equilibri criminali dell'area e continuerà a richiedere un impegno particolare per prevenirne le riaggregazioni". Il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, e' soddisfatto del lavoro compiuto dall'ufficio da quando ne è il responsabile. A tale proposito il magistrato ha citato alcuni dati dell'attività della Procura sottolineandone l'importanza.    "In due anni - ha detto Pignatone - abbiamo sequestrato beni per un miliardo di euro smantellando i patrimoni di molte cosche e incidendo, così, concretamente sul loro assetto. Un altro dato significativo - ha detto ancora - è quello sui latitanti arrestati, che sono stati 54, tra cui molti boss come Giovanni Tegano, Giuseppe Pelle e Giuseppe De Stefano".    Pignatone, a proposito dell'operazione Meta, ha sottolineato l'elemento di novità rappresentato dall'alleanza tra le cosche per gestire pacificamente i proventi delle attività illecite, in particolare le estorsioni e l'usura. "Fino a poco tempo fa - ha detto Pignatone - era impensabile che Pasquale Condello affidasse a Giuseppe De Stefano, figlio di Paolo, ucciso nella guerra di mafia, la gestione dei proventi delle estorsioni. Stiamo parlando di due gruppi criminali che hanno dato vita, tra il 1985 e il 1991, alla 'guerra di mafia' che provocò centinaia di morti tra cui lo stesso Paolo De Stefano. Adesso quei tempi sono passati e si bada soprattutto agli affari".




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