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11-03-2010 - Ambiente: torna in Aspromonte il capriolo italico
Il progetto voluto dall’Ente Parco Nazionale è iniziato nel 2003 si concluderà dopo il trasferimento di circa 70 caprioli; gli animali provengono dalla Toscana meridionale (Grosseto e Siena). Dopo circa due secoli torna in Aspromonte, grazie all’impegno dell’Ente Parco, il “capriolo italico”, 43 gli esemplari rilasciati nei primi due anni di attuazione del progetto, conclusasi pochi giorni fa, ad opera dei tecnici della D.R.E.Am. Italia di Pratovecchio (AR). I caprioli reintrodotti appartengono al ceppo genetico denominato “italico”, un ecotipo le cui origini sono millenarie, ma oggi in via di estinzione, e provengono dalle Province di Grosseto e Siena, aree nelle quali da anni vengono studiate le caratteristiche genetiche delle popolazioni presenti. "Tutto è iniziato nel 2003 – spiega il Presidente dell’Ente Parco– con uno studio sulla fattibilità che è durato due anni, che ha permesso di verificare l’esistenza di condizioni idonee per ricostituire una popolazione vitale analizzando sia le caratteristiche ambientali del territorio del Parco, ma anche i potenziali fattori limitanti quali la presenza di cani vaganti, il pascolo eccessivo, il bracconaggio".
L’Ente Parco successivamente presenta alle autorità competenti il progetto redatto da D.R.E.Am. che ottiene tutte le autorizzazione necessarie ad avviare la fase attuativa con il trasferimento dei primi animali nell’autunno 2008. Non soltanto, la Comunità scientifica Nazionale, nelle numerose occasioni di incontro sul tema della conservazione del capriolo italico, individua nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, con i suoi 70.mila ettari di territorio, un’area prioritaria di intervento. L’unica area di Italia, di recente individuazione, in cui sopravvive il capriolo italico ed in grado di fornire soggetti fondatori per il progetto, si trova a cavallo tra la provincia di Grosseto e Siena, nella Toscana meridionale. "Quello dell’Aspromonte" parla Lilia Orlandi, Responsabile del Settore Fauna di D.R.E.Am. e del gruppo tecnico che ha portato avanti il Progetto, "è uno dei progetti di reintroduzione più ambiziosi, a causa delle difficoltà tecniche e logistiche che lo caratterizzano. Le lunghe distanze di trasferimento dalle aree di origine a quelle di destinazione sono per esempio ritenute particolarmente critiche per la buona riuscita di tutta l’operazione. Per questo motivo la maggior parte degli animali rilasciati vengono muniti di radiocollare satellitare che ci consente in tempo reale il monitoraggio della sopravvivenza e dell’adattamento al nuovo habitat". "Il monitoraggio continuo dei soggetti rilasciati - interviene Sandro Nicoloso, tecnico faunistico di D.R.E.Am. - ha evidenziato tassi mortalità in linea con quanto riportato nella letteratura scientifica e ci ha dato la certezza che i livelli di dispersione degli animali nei mesi successivi al rilascio abbiano consentito la partecipazione alla stagione riproduttiva. In altre parole in giro per l’Aspromonte abbiamo già, oltre ai soggetti di cattura, altri che hanno visto la loro prima luce proprio qui e questo ci lascia ben sperare per la prosecuzione del progetto". "Il successo dei primi due anni - sottolinea Fabio Scionti, Direttore del Parco Nazionale - è in gran parte dovuto all’appoggio della popolazione locale. L’Ente parco fin dal principio, ha infatti realizzato numerosi momenti di divulgazione e di formazione nei confronti del mondo venatorio ed di tutta la comunità aspromontana, consapevole che il coinvolgimento della stessa avrebbe rappresentato un elemento chiave per la riuscita dell’intero progetto". "L’Ente Parco - interviene nuovamente il Presidente del Parco - ha voluto impegnarsi nell’avviare e portare a termine un progetto tanto importante ed ambizioso nell’ambito della conservazione di specie e di habitat a livello nazionale, ponendo il nostro territorio, con grande soddisfazione di tutti, al pari di altri Parchi Nazionali d’Italia".
Ad ottobre sarà avviata la terza annualità di progetto con l’organizzazione e realizzazione di nuove sessioni di cattura nelle aree di origine e di rilascio, con l’obiettivo di incrementare la popolazione di origine di ulteriori 20-30 animali.
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