"Le ragioni di bilancio addotte da Trenitalia, società a prevalente capitale pubblico, non valgono a giustificare provvedimenti fortemente penalizzanti per i cittadini, ed in particolare per le fasce più deboli, che condannano alcune zone della Calabria e complessivamente l'intera regione alla marginalità ed all'isolamento ed hanno forti ripercussioni sul livello occupazionale". Lo afferma la deputata del Pd Doris Lo Moro, segretario della Commissione Affari Costituzionali della Camera, in una interrogazione rivolta al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ed al al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. "Con decorrenza primo marzo, Trenitalia - scrive la deputata - ha dato seguito alla soppressione di alcuni treni a lunga percorrenza. Tali decurtazioni sarebbero propedeutiche alla preparazione del contratto di servizio che il Governo deve stipulare con Trenitalia, attraverso il quale sono individuati i treni del segmento della lunga percorrenza". Dopo aver fatto rilevare che il territorio calabrese è interessato dalla soppressione di otto treni da e per Reggio Calabria, la parlamentare evidenzia che "la soppressione delle cosidette antenne (sezione jonica) dei treni notte diretti a Milano e Torino ha un grave impatto sociale in quanto limita in maniera significativa il diritto alla mobilità dei residenti della fascia jonica, ai quali non viene garantito nessun collegamento diretto con le relazioni di traffico ferroviario dirette al Nord". Doris Lo Moro fa anche rilevare che i provvedimenti "hanno interessato anche il servizio 'auto al seguito'. Sono stati, infatti, totalmente soppressi treni che garantivano tale servizio nella stazione di Lamezia Terme, presso cui peraltro di recente, nel 2009, sono state installate le rampe metalliche ed effettuati i lavori al piazzale della Stazione per consentire il carico/scarico delle auto, con un adeguamento strutturale costato circa 60.000 euro". "Anche i tagli a tale servizio, di cui peraltro - aggiunge la Lo Moro - non si capiscono le ragioni, tenuto conto che soltanto nel 2007 sono state movimentate diecimila auto, hanno una forte ripercussione sociale, considerato che a farne uso sono soprattutto persone (per lo più calabresi residenti in altre regioni) che vengono in Calabria per brevi periodi ed hanno interesse a raggiungerla in treno e ad avere in loco la disponibilità di una vettura. In realtà considerata la posizione strategica dello scalo lametino (rappresentava un riferimento per le provincie di Cosenza, Vibo e Crotone) e il numero elevato di clienti, sarebbe stato conveniente per Trenitalia implementare e non smantellare un servizio in attivo. Non è da escludere che tale operazione, non giustificabile sul piano aziendale, possa agevolare l'iniziativa di privati che potrebbero attivare un servizio di trasporto delle vetture, senza garanzie di costo per gli utenti e con lo svantaggio per i viaggiatori di non avere la propria vettura al seguito". "Gli scenari descritti - afferma la deputata - provocano delle forti ripercussioni sul livello occupazionale", comportando la riduzione di 70 unità lavorative". Secondo la Lo Moro, il Governo, e in particolare i ministri competenti, "non possono ignorare lo stato di tensione che percorre in questo momento la Calabria, in cui giornalmente si registrano manifestazioni contro il taglio dei treni, né possono trascurare le richieste dei sindacati di un confronto con le Istituzioni coinvolte e con Trenitalia per cercare una soluzione al problema. Parimenti non possono non tener conto dell'irragionevolezza della soppressione del servizio 'auto al seguito'". La parlamentare chiede pertanto a Matteoli e Tremonti "se ritengono di dover intervenire sulla scelta di soppressione del servizio 'auto al seguito', nonostante gli investimenti recenti effettuati per migliorare il servizio, il rilevante numero di auto movimentate e i disagi provocati dalla dismissione di un servizio in attivo" e se "non ritengono necessario attivare un tavolo di confronto, con la presenza dei Ministeri competenti, della Regione e dell'amministratore delegato di Trenitalia per discutere e rivedere le scelte che contraddicono finalità sociali che non possono essere estranee ad una azienda alle cui perdite partecipa lo Stato".