Riceviamo e pubblichiamo:
Le dichiarazioni dell’archeologo Paolo Moreno sull’esistenza di due copie identiche dei Bronzi di Riace realizzate dallo scultore di Rieti Dino Morsani ed esposte da qualche anno a Tebe, fanno emergere come dura realtà quella che sembrava, invece, una leggenda metropolitana.
Se, finora, ci siamo occupati solo delle priorità (impedire la clonazione o la partenza degli originali delle due statue, promuovere un percorso di valorizzazione nel territorio, realizzare un laboratorio di restauro a cielo aperto in città, fare emergere le eccellenze e le capacità di una città che sa fare), questo è il momento di capire, una volta per tutte, chi sono gli amici di Reggio Calabria, chi sono i nemici e chi sono quelli che giocano su più tavoli.
La notizia diffusa dai quotidiani locali sull’esistenza di due copie identiche dei Bronzi di Riace fa emergere con chiarezza il fatto che, sin dal 1996, con la complicità di politici e Istituzioni locali e nazionali, da più parti e, a più riprese, si è tentato di privare Reggio Calabria dell’inestimabile valore che i due capolavori portano con sé. Inizialmente, il tentativo è stato sempre quello di sottrarci gli originali; in seconda battuta si è tentato di annullarne il potere di attrazione attraverso la realizzazione di copie identiche. Le sirene di turno, con i loro canti suadenti, ci spiegavano che non si trattava di un furto, ma di un modo per valorizzare la città e i bronzi. Solo l’intervento di comitati di cittadini ha impedito, in realtà, che il delitto si commettesse e, a questo punto, è chiaro a tutti che, non tutti, hanno lavorato in modo lineare e nella stessa direzione. Tanto per essere chiari, più volte le Istituzioni locali hanno fatto da “Cavallo di Troia” per soddisfare le manie di grandezza dei Ministri di turno.
Da questo punto di vista, la realizzazione delle copie identiche dei Bronzi di Riace fa emergere due questioni.
La prima è strettamente legata al fatto che, copia o clonazione che sia, è necessaria una legislazione dettagliata che impedisca che, per questa via, facendo venir meno l’unicità delle due statue, si svalorizzi il fascino e il potere di attrazione dei due capolavori.
La seconda è che non si vuole impedire la libertà di espressione di nessun artista. Quello che si vuole mettere in discussione è l’uso che si può fare delle copie. Il fatto che un onorevole calabrese di AN negli anni passati abbia contattato lo scultore Morsani perchè interessato alle due statue rappresenta un pericolo da scongiurare una volta per tutte. Ma rappresenta anche un’occasione straordinaria per fare chiarezza. Credo che tutti i cittadini abbiano il diritto di sapere chi sia questo onorevole. Chi, in quegli anni, guidava le Istituzioni locali ha il dovere di fare chiarezza.
Chi sa, parli!!!
Francesco Alì
Segretario Generale
Cgil Metropolitana
Reggio Calabria - Locri