Home Notizie Cronaca Tragedia cantieri A3, il commento di Tripodi


01-03-2010 14:06 - Tragedia cantieri A3, il commento di Tripodi

"Non se ne può più. Drammaticamente ci risiamo. Nelle prime pagine dei giornali la notizia di un altro incidente mortale nello stesso cantiere dove neanche quindici giorni fa a Palmi è deceduto un altro operaio dipendente di un'impresa impegnata nei lavori di ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria". Lo afferma, in una nota, Michelangelo Tripodi, assessore regionale all'Urbanistica e segretario regionale e responsabile Mezzogiorno del Pdci, in merito alla morte dell'operaio Salvatore Pagliaro. "L'ennesima tragedia - aggiunge - di cui sono vittima i lavoratori. Salvatore Pagliaro ha perso la vita in modo raccapricciante. Un incidente che testimonia quanto i lavoratori siano troppo spesso privati dei più elementari diritti di sicurezza in un paese in cui si continua a non investire vergognosamente in prevenzione. Una problematica che ha assunto proporzioni enormi e che, in questi ultimi mesi e in questi ultimi giorni, ha visto coinvolte tristemente tante famiglie calabresi che hanno perso i loro cari". "Adesso - dice ancora Tripodi - ci aspettiamo naturalmente il solito vergognoso annuncio di facciata del presidente dell'Anas, Pietro Ciucci, che comunicherà di aver nominato una commissione d'inchiesta che però non farà nessuna indagine. Oramai è chiaro: secondo Ciucci e company quando muore un lavoratore sui cantieri dell'autostrada, muore perché se l'é andata a cercare. Intanto un'altra vita è stata spezzata sul posto di lavoro e un'altra famiglia si ritrova sola nel suo dramma nell'indifferenza di un sistema legislativo inadeguato che non tuteli i lavoratori. Lo ripeto per l'ennesima volta: quello che serve è un messaggio forte e diretto per contrastare un'organizzazione del lavoro senza adeguate tutele e garanzie e per dare una spallata alla totale indifferenza di un sistema legislativo a livello nazionale che permette agli imprenditori di farla franca, di rimanere immuni da gravi responsabilità". Secondo Tripodi, "con l'approvazione nel recente Consiglio regionale della legge per l'istituzione di un fondo di solidarietà per le famiglie delle vittime di incidenti gravi o mortali sui luoghi di lavoro, abbiamo colmato un grande vuoto ma é chiaro che questo non può bastare. La legge, infatti, non potrà mai restituire i loro cari alle famiglie delle vittime sul lavoro. Quello che serve infatti risponde al nome di giustizia sociale, al massimo impegno affinché questa drammatica catena si spezzi una volta per tutte con l'augurio che il fondo di solidarietà seppur doveroso giaccia lì dov'é e si investa più in sicurezza ed in prevenzione. Di lavoro non si può e non si deve più morire".





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